Vite, le 7 regole da rispettare per una potatura perfetta: quando e come potare in tutta sicurezza la giovane vigna di due anni

Potatura invernale della viteNon bisogna essere esperti di viticoltura per sapere quanto la potatura invernale sia importante ai fini della resa e della qualità dell’uva che si raccoglierà durante la successiva vendemmia. Quello che non tutti sanno però è che nei primi anni di vita della vite, e nel secondo anno in particolare, la potatura serve soprattutto per dare alla vigna la forma dettata dalla tipologia di allevamento scelta in fase di impianto. Dopo aver visto come potare correttamente la giovane vite di un anno, in questo articolo vi illustrerò metodi e trucchi per potare al meglio la vite al suo secondo inverno di attività.

In un giovane vigneto l’obiettivo che bisogna porsi con la potatura invernale è quello di facilitare lo sviluppo ed il vigore delle viti, agevolandone quindi il rafforzamento. Il modo con cui la potatura viene effettuata cambia a seconda dell’altezza, della forma da dare alla vite (impianto), delle caratteristiche climatiche e del terreno in cui sorge il vigneto; soprattutto in virtù del clima e del terreno, un vigneto può essere considerato giovane per un intervallo che varia dai 3 ai 5-6 anni. Ad esempio le viti del mio vigneto, pur sorgendo a poca distanza dal Vesuvio, crescono in modo molto più rapido di quelle piantate sulle pendici del vulcano in quanto le condizioni climatiche (più caldo) sono più favorevoli ad un rapido sviluppo. Quindi la giovinezza delle viti (e di conseguenza le attività di potatura invernale) va valutata caso per caso sulla base delle specifiche condizioni pedoclimatiche in cui sorge il vigneto.

Regola n.1: quando effettuare la potatura
La potatura secca può essere effettuata in un periodo di tempo abbastanza lungo, cioè dalla caduta delle foglie fino al risveglio della vegetazione. Anche l’epoca di potatura è influenzata dalle condizioni climatiche (come potrete notare la conoscenza del clima è cruciale per la corretta gestione di un vigneto, essenziale quindi è l’installazione di una stazione meteo), tanto che nelle località con inverni rigidi si dovrebbe potare tardi, quando non vi è più pericolo di forti freddi e di gelate. Al contrario nelle regioni meridionali la potatura può essere effettuata anche all’inizio dell’inverno.

Ma perché bisogna attendere la caduta delle foglie per effettuare la potatura? Perché è il segnale che la linfa ha abbandonato le estremità della pianta (quindi le foglie) per “ritirarsi” nel tronco; è il momento in cui i tralci possono essere tagliati senza per questo arrecare danno alla pianta.

Regola n.2: disinfettare le forbici
Prima di procedere con le operazioni di potatura è necessario dotarsi di forbici (io uso le Felco, le migliori tra quelle che ho avuto modo di usare) che siano pulite, ovvero disinfettate, per scongiurare la diffusione di malattie fungine da piante malate (ammesso che ve ne siano) a piante sane; bisogna fare attenzione soprattutto nel caso in cui le forbici vengano usate non solo per potare le viti ma anche e soprattutto per potare altre piante. Il modo a mio avviso migliore per disinfettare le forbici è quello di immergerle nella varechina (nota col nome commerciale di ACE, presente in tutte le case) ed asciugarle. Qualcuno usa anche la candeggina diluita in acqua, l’acqua ossigenata, i sali quaternari d’ammonio, il fuoco o la soluzione di solfato di rame, che però io sconsiglio perché fa arrugginire le molle delle forbici (che dopo poco si bloccano) e le lame stesse. Prima o poi proverò tutte queste tecniche, per il momento però continuo a girare nel vigneto con il mio secchiello pieno di varechina ed uno strofinaccio pulito, così posso facilmente disinfettare ed asciugare le forbici durante le fasi di potatura.

Regola n.3: come eseguire il taglio
Dopo aver disinfettato le forbici, è possibile procedere alle operazioni di taglio vere e proprie. Innanzitutto va sempre tenuto a mente che il taglio non deve essere mai eseguito in corrispondenza di una gemma (la gemma è il germoglio presente sul tralcio principale da cui si origina poi un ramo) per non pregiudicare la pianta stessa. Diversamente dal primo anno, al loro secondo inverno alcune viti saranno più robuste di altre per cui la scelta del tipo di taglio da effettuare sarà diversa a seconda della grandezza raggiunta dalla pianta. Per quelle il cui tronco non ha ancora raggiunto una certa robustezza (diametro al di sotto del centimetro), valgono le regole della prima potatura invernale, per cui sarà necessario accorciare il tralcio principale (posizionato in verticale in modo da favorire il corretto sviluppo della futura vite) lasciando solo 2-3 gemme o qualcuna in più per quelle piante che abbiano già raggiunto una certa grandezza. Per le viti che già presentano un tronco con diametro superiore al centimetro, sarà possibile lasciare un numero di gemme superiore ed iniziare in questo modo a dare alla pianta la figura tipica della forma di allevamento scelta.

Regola n.4: potatura corta o lunga?
In funzione della forma di allevamento scelta, la potatura potrà essere corta o lunga. Nel caso di forme di allevamento caratterizzate dalla presenza di un cordone permanente quali il cordone speronato, la doppia cortina ed il cordone libero, si dovrà optare per una potatura «corta», che consiste nel lasciare sul cordone degli speroni (brevi porzioni di tralcio) di 2-3 gemme.

Esempio di potatura corta, il cordone speronato.

Esempio di potatura corta, il Cordone Speronato.

Nel caso di forme di allevamento quali il Guyot, la Pergola, il Sylvoz ed il Doppio Capovolto, è invece preferibile optare per la potatura lunga, nelle quali vengono lasciati uno o più tralci di lunghezza variabile, con un numero di gemme compreso tra 8 e 15. La scelta dei tralci da lasciare con la potatura deve cadere su quelli ben lignificati e di medio sviluppo, da preferire a quelli troppo esili e a quelli eccessivamente sviluppati.

Esempio di potatura lunga, il guyot

Esempio di potatura lunga, il Guyot

Regola n.5: trattare le ferite
Una volta effettuato il taglio, per scongiurare ulteriormente il pericolo di infezione della vite nonostante la pulizia preliminare delle forbici, è preferibile trattare il taglio con prodotti a base di mastice addizionato con rame e poi, se il taglio è abbastanza grosso, passare delle paste cicatrizzanti.

Regola n.6: legare le viti
Una volta terminata la potatura, corta o lunga che sia, è necessario ancorare la vite ai supporti dell’impianto (tutori, pali, fili) mediante opportune legature per evitare che il vento forte possa spezzare la pianta e per agevolare la vite nel mantenere la forma di allevamento scelta. È importante che la legatura sia quanto più possibile aderente al palo/tutore e che sia “dolce”, ovvero non troppo stretta (per evitare che la sfregatura possa danneggiare il legno) e senza strozzature. La legatura può essere effettuata con diversi materiali: plastica, rafia, biodegradabile ed altri. Per ovvii motivi ambientali, ma anche estetici, è preferibile utilizzare fili biodegradabili, al massimo la rafia, escludendo del tutto l’uso della plastica. Ma la scelta ecosostenibile per eccellenza è un’altra ed è rappresentata dal ramo di salice in quanto biologico e biodegradabile, ma anche sicuro in quanto, essendo vegetale, avvolge dolcemente la pianta senza provocarle danni di alcun tipo.

I rami di salice rappresentano inoltre la scelta più economica in quanto resi disponibili in abbondanza ed in modo totalmente gratuito appunto dai salici e poi perché possono essere conservati a lungo semplicemente interrandoli (l’umidità del terreno non li fa seccare).

Legare un ramo di salice richiede però una certa manualità ed esperienza, ed io sono diventato capace a farlo solo dopo vari tentativi alla presenza e sotto la supervisione di Teodoro, un vecchietto che cura le viti alle pendici del Vesuvio da che era bambino.

Regola n.7: la gestione dei sarmenti
Terminata la potatura, tra i filari resteranno una marea di tralci appena tagliati; ne sono così tanti che quando alla fine delle attività di potatura sono disposti tra i filari si stenta a credere che prima tutto quel legno era parte integrante delle viti. In gergo agronomico, i tralci tagliati prendono il nome di sarmenti e non devono essere in alcun modo considerati uno scarto quanto un’importantissima risorsa, soprattutto in caso di conduzione biologica del vigneto.

I sarmenti infatti rappresentano un ottimo fertilizzante naturale, in grado di apportare al terreno azoto, anidride fosforica, ossido di potassio e ossido di magnesio; affinché la cessione al terreno di queste sostanze avvenga in modo efficace è necessario macinare finemente i sarmenti che saranno così incorporati con più facilità nel terreno e demoliti più velocemente da batteri e funghi. Oltre alla funzione fertilizzante, i sarmenti sono anche e soprattutto apportatori di sostanza organica: si stima che essi ne restituiscano al terreno circa 500 kg/ha anno. Se rapportiamo tale valore al relativo fabbisogno medio annuo del terreno, stimato in circa 1000 kg/ha, capiamo come i sarmenti siano in grado da soli di soddisfare il 50% circa dell’intero fabbisogno di sostanza organica (equivalente per intenderci a 2,8 t/ha di letame o 2 t/ha di compost circa). Interrare i sarmenti è quindi una scelta obbligata per tutti quei vigneti sani condotti in modo naturale e biologico, un modo per restituire al vigneto quanto sottratto in precedenza. Ho usato il termine “sano” non a caso in quanto se il vigneto presenta attacchi di escoriosi (un fungo che colpisce la base dei germogli) l’interramento dei sarmenti è da evitare, perché il fungo trova, nel terreno, un ambiente favorevole per svernare ed infettare nuovamente, nella primavera successiva, i germogli. Il problema si pone, inoltre, in presenza di viti colpite da marciume radicale; anche in questo caso è preferibile evitare l’interramento dei sarmenti (la sostanza organica, qualsiasi sia la sua origine, lo favorisce), mentre non destano preoccupazioni altre patologie, come il mal dell’esca e la flavescenza dorata.

Come è possibile intuire, la pratica della potatura poggia su basi teoriche, ma si avvale largamente dell’imprenscindibile esperienza umana, il cui contributo sotto forma di “occhio allenato” è di estrema importanza. La potatura è una delle operazioni più importanti che vengono compiute nel vigneto, in grado di determinare la qualità dell’intera produzione viticola. Non basta quindi potare le viti, è necessario farlo nel miglior modo possibile ed è per questo che consiglio vivamente di seguire alla lettera le 7 regole che ho elencato in quest’articolo e che ho avuto modo di testare sulla “pelle” del mio vigneto. E voi, avete qualche altro consiglio da aggiungere?

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