7 mosse per calcolare il costo di un nuovo vigneto ed evitare di sprecare soldi

Mettere in pratica le proprie convinzioni enologiche è una prospettiva che alletta molti amanti del buon bere, e quello di crearsi il proprio vigneto è quindi il sogno di tanti appassionati di vino, più o meno esperti. Per realizzare una vigna da zero servono senz’altro passione, impegno, tempo, dedizione e competenze, ma anche un bel gruzzoletto. In quest’articolo analizzeremo innanzitutto le attività a cui si va incontro quando si decide di costruirsi il proprio vigneto e poi cercheremo di fare due conti per tradurre il tutto in un valore economico.

Nell’analizzare le spese necessarie alla realizzazione di un vigneto, bisogna innanzitutto partire dalla convinzione che si tratta di un lavoro articolato ed in quanto tale richiede una progettazione accurata, per evitare in questo modo di imbattersi in attività (e quindi costi) imprevisti. La progettazione di un vigneto è infatti un processo composto da 7 step decisionali: preparazione del terreno, varietà d’uva, densità e sesto, tipologia d’impianto, eventuale sistema d’irrigazione e realizzazione. Le decisioni assunte in ogni step avranno effetti non solo sull’aspetto del vigneto e sulla sua gestione futura ma anche sull’investimento necessario a realizzarlo.

Ma quali sono nello specifico le attività e quindi i costi che si celano dietro ognuna di queste decisioni? Andiamo ad analizzarle step by step.

1. Preparazione del terreno
Una volta che si è scelto l’appezzamento di terreno sul quale sorgerà il proprio vigneto, è necessario prepararlo per renderlo “ospitale” nei confronti della vigna. Diversi potrebbero essere gli interventi da attuare: livellamento, estirpaggio alberi e scasso. La necessità di intervento nei primi due casi dipende molto dalle condizioni in cui si trova il terreno (ci sono dislivelli o piante?); lo scasso è invece una pratica divenuta oramai di prassi, che è buona norma effettuare. Lo scasso ha la finalità di smuovere il terreno negli strati profondi così da favorire nelle giovani piante lo sviluppo in profondità dell’apparato radicale; in questo modo le piccole viti avranno un più agevole accesso alle sostanze nutritive (acqua, minerali, ecc.) presenti proprio negli strati più profondi ed entreranno prima in produzione. Nel caso del mio vigneto, non è stato necessario un livellamento ma ho dovuto estirpare diversi alberi ed effettuare lo scasso. Il tutto mi è costato ben 720 euro!

2. Varietà d’uva
Quando si decide di realizzare un vigneto, una delle prime cose a cui si pensa è inevitabilmente la varietà di uva da piantare. Si tratta infatti di un decisione di primaria importanza in quanto determinerà le caratteristiche del proprio futuro vino. La scelta della varietà da mettere a dimora si porta dietro il costo delle barbatelle da acquistare, il cui numero dovrà essere calcolato in funzione della densità e del sesto d’impianto. Nel caso del mio vigneto, ogni barbatella è costata 1,80 euro.

3. Densità d’impianto
Scegliere la densità che avrà il proprio vigneto ha un impatto non solo sulla qualità del proprio vino, ma anche sull’investimento da sostenere. A parità di superficie infatti, una bassa densità comporterà l’acquisto di un minor numero di piante rispetto ad una densità maggiore. In linea di massima la qualità di un vino è inversamente proporzionale alla densità del vigneto da cui deriva; si tratta però di un’approssimazione tremendamente generica, ogni caso fa infatti storia a sè ed è da declinare in funzione della varietà d’uva, del tipo di terreno, del clima e così via. Per la mia vigna ho scelto una densità bassa, non per una questione economica ma perchè era a mio avviso la scelta migliore data la varietà d’uva (piedirosso), il clima ed il terreno. Però risparmiare un po’ di soldi fa sempre piacere….

4. Sesto d’impianto
Strettamente collegata alla densità d’impianto è la scelta del sesto, ovvero la distanza che c’è tra una vite e l’altra all’interno del filare e tra due filari consecutivi. A parità di superficie coinvolta infatti, un sesto ampio tende ad ospitare meno piante e quindi meno strutture di supporto come pali, fili, chiodi, ecc. Nel mio vigneto il sesto d’impianto è di 2×1,5; ovvero ci sono due metri di distanza tra un filare e l’altro ed un metro e mezzo tra una vite e l’altra all’interno dello stesso filare. Definito il sesto d’impianto, è fondamentale sapere che in viticoltura (ed in agronomia in generale) esiste una formula che consente di calcolare in modo matematico il numero di piante necessarie alla realizzazione di un nuovo vigneto. Questa formula si basa sulla relazione inversa che c’è tra l’ammontare delle viti ed il sesto d’impianto. Indicando con N l’investimento (numero di piante ad ettaro), con d la distanza sulla fila (in metri), con D la distanza tra le file (in metri), l’investimento è dato dalla seguente formula:

N = \frac{10000}{d \cdot D}

Si tratta di una formula che si basa su di un ettaro (10.000), ma il mio terreno è di sole 6 are (ovvero il 6% di un ettaro) di cui però, al netto delle aree di manovra e di passaggio, soltanto 4,5 circa realmente adibite a vigneto; per cui il valore da considerare al numeratore non è 10.000 ma 450. Per ottenere il valore del denominatore bisognerà invece moltiplicare la distanza sulla fila (1,5 metri) per la distanza tra le file (2 metri), ottenendo nel mio caso il valore di 3. Il risultato definitivo della formula si ottiene quindi dalla divisione 450 / 3, ovvero 150, che come per “magia” è proprio il numero di barbatelle che ho dovuto acquistare, per una spesa complessiva di 270 euro.

5. Impianto
Le decisioni prese sinora (varietà, densità e sesto) sono senz’altro importanti ai fini progettuali ma non danno consistenza fisica al proprio vigneto. È con la realizzazione dell’impianto che sarà finalmente possibile dare forma e sostanza alla nostra tanto agognata vigna. Ma anche la scelta dell’impianto non è semplice, ve ne sono infatti molteplici, ognuno con le proprie caratteristiche: spalliera (o guyot), alberello, tendone e pergola i più famosi. Si tratta di una decisione molto importante ai fini della quantità e qualità d’uva che si otterrà, del grado di macchinabilità delle operazioni in vigna oltre che della capacità di sfruttare al massimo gli elementi naturali come luce solare e vento al fine di prevenire l’insorgenza di determinate malattie. Tra le forme d’impianto più diffuse, l’alberello è quello che costa meno realizzare in quanto non utilizza strutture di sostegno (pali) ma è anche il più difficile da gestire perchè è poco incline alla meccanizzazione; il risparmio che si ottiene in fase di installazione si va quindi a perdere nel lungo periodo a causa del successivo lavoro manuale di gestione. Quello che costa di più invece è senz’altro la pergola in quanto fa largo uso di pali, cosa che seppur in tono minore accade anche per il tendone; se al costo elevato di queste soluzioni si aggiunge il basso grado di meccanizzazione che offrono, si capisce come mai siano scarsamente utilizzate dai viticoltori d’Italia. Da un punto di vista dei costi di realizzazione, la spalliera si colloca a metà tra l’alberello e la pergola; fa uso di strutture di sostegno ma non in maniera così intensa e, con un occhio ai costi di gestione futuri, si presta ottimamente alla meccanizzazione. Per questi motivi, ma anche e soprattutto per ragioni di adattabilità e tradizione, per il mio vigneto ho scelto l’impianto a spalliera. Tra pali, chiodi, fili ed ancore, il costo complessivo di questa scelta è stato di 436,50 euro.

6. Sistema d’irrigazione
Una volta realizzato l’impianto e messe a dimora le barbatelle, potrebbe essere necessario realizzare anche un impianto di irrigazione. Uso il condizionale perchè non sempre questo accade; ad esempio nel mio vigneto non c’è un impianto di irrigazione. La vite, soprattutto nei primissimi anni di vita, richiede acqua per potersi rafforzare e crescere. Si tratta però di un fabbisogno limitato perché, soprattutto se si punta ad avere uva di ottima qualità (obiettivo auspicabile quando si decide di produrre vino), è meglio non “abituare” le viti a troppa acqua: in primis perchè in questo modo le radici non sono incentivate a svilupparsi in profondità alla ricerca di acqua (ma anche di tutte le altre sostanze nutritive fondamentali per la buona qualità di un vino); in secundis perchè l’abitudine all’acqua e la sua conseguente somministrazione (pena il rinsecchimento della pianta) fanno aumentare il carico idrico presente nella polpa dell’uva e questo è senz’altro negativo in termini qualitativi. Per tali motivi l’irrigazione in viticoltura viene intesa come strumento di soccorso. Se ad ogni modo si decide di realizzare un impianto di irrigazione, magari perchè il vigneto sorge su un terreno arido, allora la tipologia di impianto che si sceglierà (aspersione a pioggia, microirrigazione, ecc.) determinerà anche il costo: l’impianto di microirrigazione costa senz’altro di più ma nel tempo consentirà un risparmio d’acqua essendo un metodo più efficiente.

7. Realizzazione
Progettare un vigneto è una cosa, realizzarlo è un’altra. Soprattutto se si è alle prime armi e non si dispone della giusta esperienza, potrebbe essere necessario rivolgersi ad un esperto per realizzare il proprio vigneto. Oltre alle competenze, per costruire un vigneto servono anche i giusti attrezzi (mototrivella, tenditore a leva, ecc.), e comprarli nuovi potrebbe essere un’investimento considerevole, difficile da sostenere. Per questi motivi affidarsi ad un esperto in materia potrebbe rappresentare la scelta più saggia. Io ad esempio mi sono affidato al “team del treruote” composto da Antonio, Donato e Catello: una giornata e mezza di attività mi è costata 300 euro.

Sono questi i 7 step decisionali da affrontare per progettare al meglio la realizzazione di un nuovo vigneto e calcolare in modo preciso l’investimento da sostenere. Nel mio caso, andando a sommare tutte le spese sostenute, viene fuori una spesa complessiva di 1.726,50 euro così suddivisa:

  • preparazione del terreno: 720 euro;
  • barbatelle: 270 euro;
  • strutture di sostegno: 436,50;
  • realizzazione: 300 euro.

Considerata la ridotta estensione del terreno non si tratta di pochi soldi, ma si sa che i sogni non hanno prezzo….

Ora che sai quanto costa realizzare un nuovo vigneto vuoi sapere quanto costa gestirlo? Visita la sezione costi di gestione del blog.

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7 risposte a "7 mosse per calcolare il costo di un nuovo vigneto ed evitare di sprecare soldi"

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  1. Bellissima pagina. Tu non puoi saperlo ma sei uno degli ispiratori di un nuovo e piccolo vigneto di Alicante Bouschet, qui in Sicilia. Sono solo 100 viti ma curate con una tale passione che neppure il duro terreno lavico è riuscito a fermare. Tutto è cominciato l’estate scorsa con lo scasso del terreno e adesso finalmente è tutto pronto. Le barbatelle son qui, di fronte a me, belle ed allineate. A questo punto devo aspettare ma, visto che mi hai preceduto nell’impresa, approfitto per avere qualche informazione. Quante volte alla settimana bisogna innaffiarle? Io ho impiantato appena la scorsa settimana, il 27 gennaio, e adesso non so se dare ancora acqua. Il terreno, complice le temperature intorno ai 15 gradi, sembra già asciutto. Intervengo oppure confido nella resistenza delle piantine fino alla prossima pioggia?

    1. Grazie mille per i complimenti. Essere d’ispirazione per altri vignaioli amatoriali come te mi rende davvero molto orgoglioso; forse è uno degli aspetti più gratificanti di quello che faccio. Passando alle tue barbatelle, io non le annaffierei affatto, almeno finchè è inverno. A meno che non piova per intere settimane, le pioggie invernali sono più che sufficienti a nutrire le giovani viti. Se dai loro troppa acqua, le radici non si spingeranno in profondità alla ricerca dell’acqua ma resteranno in superficie. Questo sarebbe un grosso problema in quanto gli strati più profondi del terreno sono quelli più ricchi di nutrienti (che danno quindi carattere al vino) e quelli che si asciugano più tardi in caso di siccità. Se quindi le radici della pianta rimangono in superficie perchè abituate ad avere molta acqua, allora il frutto sarà meno “ricco” e la pianta più soggetta a morire per stress idrico. Quindi, se finora non le hai annaffiate ancora, fai una prima abbondante annaffiatura e poi solo se non piove sufficientemente per 3-4 settimane; in estate invece riduci il periodo di intervento a 10-14 giorni. Infine una curiosità: come mai ha deciso di mettere a dimora questa varietà? Dove si trova il tuo vigneto? In estate sarò in Sicilia, magari vengo a trovarti 😊

      1. Grazie per la risposta. È un piacere condividere la mia esperienza “ignorante” con te. Premetto però che il mio non può essere definito un vigneto, è semmai una scommessa, per giunta estrema. Ciò detto, ti spiego perché ho scelto la varietà Alicante Bouschet.
        Qui dove abito, ai piedi dell’Etna, i vitigni principe, limitatamente agli autoctoni, sono essenzialmente tre: nerello mascalese, nerello cappuccio e alicante. Sono tre ottime varietà da vino ma richiedono condizioni che non possiedo dove ho scelto di impiantare. Il terreno ha tutte le caratteristiche per scoraggiare la messa a dimora di viti. Si tratta di un suolo poco profondo, con rocce laviche affioranti, siccitoso e che inizialmente era ricco di scheletro. A tutto questo va aggiunto che non c’è possibilità di lavorare con mezzi meccanici. Tutto è stato fatto a mano: dalle trincee profonde 40-50 cm, alla spietratura, alla spaccatura del fondo roccioso laddove ostacolava la continuità degli scavi. Insomma una vera impresa.
        In queste condizioni occorreva un vitigno eroico che garantisse resistenza alla siccità ed al terreno poco profondo. Al contempo dovevo assicurarmi, almeno sulla carta, una produttività che valga il rischio di un lavoro simile. Ho allora valutato diverse scelte varietali ma nessuna prometteva bene. Poi ho scoperto la storia dell’Alicante Bouschet. Nato in Francia Meridionale per dare forza e colore ad altri vini, viene presto utilizzato per rimettere velocemente in piedi le produzioni distrutte dalla fillossera. La resistenza e le rese del vitigno determinano poi la sua diffusione in Algeria, Tunisia e soprattutto California dove, complice l’avvento del proibizionismo, era necessario coltivare una varietà che permettesse di ottenere risultati abbondanti e qualitativamente accettabili contenendo estensione e costi degli impianti. Pare che i coltivatori praticassero fino a tre spremiture ed allungassero il mosto fino al doppio. Cosa che è resa possibile dall’altra concentrazione di pigmenti nella buccia e dal fatto che l’A.B. possiede una tipica polpa colorata. Da qui il nome di Garnacha Tintorera.
        Insomma questo vitigno è un combattente. Si adatta a climi estremi e produce molto. Pur essendo considerato adatto a produrre vini da taglio dicono dia buoni risultati se l’obiettivo è il consumo quotidiano. Lo scoprirò presto, spero. Punto tutto su un sesto d’impianto che contenga l’esuberanza della vite (obtorto collo ho dovuto usare un 140 RU) e migliori la qualità dei frutti per ceppo.

      2. Complimenti davvero, la tua analisi è impeccabile e penso proprio che tu abbia fatto un ottimo lavoro. Ora ti tocca curare la tua vigna, e da quello che scrivi non sarà semplice. Ma la tua passione ti aiuterà e ti porterà lontano. Ancora complimenti.

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