Impianto realizzato: il vigneto prende forma

Impianto vigneto

L’impianto del vigneto subito dopo l’installazione

Il 24 febbraio 2014 è stato un giorno memorabile, ho finalmente realizzato l’impianto del mio vigneto. In quest’articolo voglio condividere gioie, dolori ed emozioni di un’esperienza unica.

La giornata è cominciata alle 8 del mattino, quando a bordo di un Apecar tirato a lucido arrivano quelli che saranno i veri artefici dell’impianto del vigneto: Antonio, un ragazzo sotto i 40 titolare della cantina Antiche Vigne Pompeiane, suo zio Donato che guida il “treruote” e di anni ne ha più di 60 ed infine Catello, il giardiniere che avete già conosciuto in occasione del taglio degli alberi. E poi io, che da vignaiolo ignorante (non a caso #VignaioloIgnorante su Facebook e Twitter) ma proprietario del fondo mi sono limitato a mostrare il progetto del vigneto e ad eseguire gli ordini ricevuti.

La prima cosa che abbiamo fatto è stata la squadratura del terreno. Dotati di spago agricolo verde, metro “rollina” e bastoncini di legno, abbiamo misurato gli spazi così da trasferire sul terreno il progetto dell’impianto fino ad allora impostato solo su carta millimetrata. Si tratta di un’attività molto importante a cui dedicare attenzione, errori in questa fase potrebbero compromettere la buona riuscita dell’intera opera.

Squadrato per bene il terreno, siamo passati all’installazione dei pali di testata. Come abbiamo visto nel precedente articolo, si tratta di pali di castagno agerolese, necessariamente robusti in quanto responsabili della solidità dell’intero filare. Installarli non è semplicissimo: bisogna innanzitutto praticare un foro nel terreno profondo circa un metro, inserire il palo obliquamente rispetto al filare (così da favorire la tensione dei fili che ad esso si attaccheranno) ed infine compattare la terra attorno al palo soprattutto nelle direzioni verso le quali il sostegno è maggiormente sollecitato (lungo il senso del filare e a valle).

Ma tutte queste accortenze non bastano per assicurare stabilità ottimale e duratura al palo, è necessario assicurare le testate al terreno mediante delle ancore fissate nella parte esterna del filare. Esistono diverse tipologie di ancore, quelle che ho utilizzato io sono del tipo avvitabile nel terreno, realizzate in acciaio inossidabile.

Ancora avvitabile

Ancora avvitabile

Il vantaggio di una tale soluzione deriva dalla rapida messa in opera: le ancore si avvitano nel terreno per la loro intera lunghezza mediante l’ausilio di una barra d’acciaio che fa da leva. Quando l’ancora sarà stata completamente avvitata nel terreno, rimarrà in superficie solo l’estremità superiore che presenta un foro in cui si fa passare il filo di ferro da 18 che verrà poi legato alla parte superiore della testata. Ora si che i pali di testata possono ritenersi “saldati” al terreno.

Completate le testate, siamo passati all’installazione dei pali intermedi. Come da impianto precedentemente progettato, abbiamo inserito un palo (di castagno come quello di testata, ma più sottile) ogni metro e mezzo.

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Mototrivella a benzina

Per garantire l’allineamento dei pali lungo l’intero filare abbiamo legato e teso lo spago agricolo ai due capi testa, per rispettare invece la distanza tra i pali abbiamo utilizzato un bastoncino di legno lungo esattamente 1,5 metri: un modo semplice per determinare le misure, ma decisamente efficace. Calcolate le distanze, abbiamo praticato nel terreno dei fori profondi circa 40 cm e larghi 10 in cui inserire i pali. Fortuna che Antonio era dotato di una mototrivella a benzina capace di perforare il terreno in pochi secondi, farlo a mano sarebbe stato tremendamente faticoso ed avrebbe richiesto ore di lavoro. A questo punto, inserire i pali è stato un gioco da ragazzi (ci son riuscito anch’io!). Per completare l’opera è stato necessario compattare con cura la terra tutt’intorno al palo.

Con i pali di testata e quelli intermedi installati, l’impianto cominciava ad assumere le sembianze di un vero vigneto. Confortati dal risultato e visto l’orario prandiale (12:30) il “team del treruote” decide di concedersi una meritata pausa pranzo. Se gli attrezzi scaricati dal cassone dell’Apecar mi avevano meravigliato, il “cestino” del pranzo dei tre mi ha letteralmente lasciato a bocca aperta; in effetti, ancora non sono riuscito a realizzare da dove sia spuntato tutto quel ben di Dio. Ognuno col suo sfilatino di pane (si badi bene, non semplici panini): farcitura a base di prosciutto e mozzarella per Catello, tonno, pomodori ed olive per Antonio, sempre tonno ma con le melanzane sott’olio per Donato. E come se non bastasse, i tre mi chiedono anche una bottiglia di vino rosso, così “giusto per favorire la deglutizione”. Con gli occhi carichi di trigliceridi, entro a casa per concedermi il mio pranzo a base di 80 grammi di pasta al pesto di pistacchi avanzata la domenica prima. Insomma, ne devo fare ancora tanta di strada per essere un vero uomo di campagna….

Con lo stomaco pieno riprendiamo a lavorare, e per prima cosa pratichiamo con l’ausilio della mototrivella un buco in prossimità di ogni palo (sia di testata che intermedio), dove successivamente andremo a mettere a dimora le barbatelle. È molto importante effettuare quest’attività prima di installare i fili di metallo, che altrimenti costituirebbero un grosso ostacolo alle manovre e agli attrezzi.

Dopo aver fatto i buchi per le barbatelle, siamo pronti per stendere i fili di metallo. Il primo filo, detto portante, è stato posizionato ad un’altezza di circa 80 cm ed è quello sul quale poggerà il capo a frutto (ovvero il ramo su cui nasceranno le pigne d’uva). Ad intervalli di circa 30-35 cm dal filo portante abbiamo montato altre tre serie di fili, la cui funzione principale sarà quella di contenere la vegetazione e farla crescere verso l’alto.

Affinchè i fili di metallo possano svolgere al meglio le proprie funzioni, è necessario che siano quanto più tesi possibile. Innanzitutto, per dare al filo la giusta linearità, è necessario fissarlo con un chiodo ad “U” (comunemente detto cambretta o cavallottino) ai pali intermedi con un intervallo di uno ogni tre pali.

Tenditore a leva

Tenditore a leva

A questo punto il filo è più o meno dritto ma comunque non sufficientemente teso. Per tendere i fili Antonio sfodera un altro “attrezzo delle meraviglie”, un tenditore a leva per la trazione di fili metallici: è bastato assicurare il tenditore al palo di testata mediante una catena, far passare il filo all’interno dei due passanti dell’attrezzo ed azionare la leva per tendere al massimo i fili.

Tenditore a vite

Tenditore a vite

Una volta tesi e legati ai pali di testata, i fili tenderebbero comunque ad allentarsi col tempo; per prevenire questo fenomeno, abbiamo provveduto a collegare una delle estremità di ogni filo ad un semplice tenditore a vite (a sua volta assicurato al palo di testata mediante un filo metallico): quando il filo si sarà allentato, basterà avvitare la vite centrale per tenderlo nuovamente. Si tratta di un accessorio poco costoso ma estremamente utile, che velocizza e semplifica le attività di manutenzione ordinaria dei fili.

L’impianto è ora terminato, e non posso nascondere di essermi emozionato a lavoro terminato, quando dopo tanti mesi di progetti ed attesa l’impianto ha preso finalmente forma e sostanza. La sostanza di un sogno, che come tutti i sogni svanisce e mi porta alla realtà di un percorso ancora lungo e faticoso, dove il primo passo è stato compiuto, altri ugualmente importanti ed emozionanti ne seguiranno, e che scoprieremo insieme nelle prossime settimane. La giornata di lavoro può ritenersi conclusa, la “banda del treruote” si congeda col suo Apecar che si perde alla vista dietro la nuvola di polvere che alza lasciando il vialetto.

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